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Accettazione e Compassione in psicoterapia: seminario 2-3 Ottobre 2010, Vicenza
Accettazione e compassione in psicoterapia. Rob Nairn
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Rob Nairn

Cape Town South Africa

2-3 Ottobre 2010

Vicenza

Il 2-3 Ottobre 2010 si è tenuto a Vicenza un importante seminario condotto da Rob Nairn su accettazione e compassione in psicoterapia. Rob Nairn è giudice, criminologo e psicologo; dal 1960 in poi ha cominciato a seguire la meditazione buddhista diventando istruttore di meditazione; ha scritto molti libri  e oggi insegna in Irlanda ed in South Africa.

Nel corso del seminario Rob ha insegnato come si può raggiungere la stabilità della mente, partendo dal presupposto che la mente è naturalmente inquieta, e che senza apparenti stimoli è comunque sempre in fermento, producendo pensieri di ogni tipo e sentimenti, nei quali l’uomo è compulsivamente spinto ad ingaggiarsi. In altre parole, la mente produce pensieri e poi si convince di doverli seguire, senza nemmeno porsi il dubbio che potrebbe non essere così. Che potremmo scegliere di non seguire tutti i pensieri. Per farlo però è necessario prima riuscire a osservare con un certo distacco i nostri pensieri e a prenderne consapevolezza. E questo è possibile solo attraverso lo stabilizzare la mente. La mente si stabilizza con la meditazione.


 

Secondo Rob Nairn Mindfulness è:

Riconoscere cosa sta accadendo mentre sta accadendo

senza un atteggiamento di preferenza

Anche se siamo fermi seduti a occhi chiusi l’esperienza continua:

  • quella esterna: rumori, odori ecc

  • quella interna: pensieri, emozioni, sensazioni fisiche.

Quando la mente non ha un supporto su cui focalizzare l’attenzione i pensieri cominciano a sorgere in modo spontaneo e del tutto casuale.

Il nostro ambiente interno è quindi fuori controllo, ma quello che noi crediamo è di doverlo tenere sotto controllo.

Una mente non stabilizzata è una mente che, non appena i pensieri sorgono in modo spontaneo e casuale, immediatamente li segue, si coinvolge con essi e li elabora.

L’insorgere dei pensieri è diverso dal pensare.

Il primo è un fenomeno normale e spontaneo e di per sé non disturbante;

Il secondo è il coinvolgimento della mente nei pensieri. Il pensare disturba la mente e crea turbolenza in essa.

Stabilizzare la mente significa passare da uno stato in cui nella mente si manifestano i pensieri in modo caotico come un chiacchiericcio continuo, ad uno stato in cui è come se si vedessero i pensieri da lontano, come se si creasse uno spazio nel mezzo.

Perché la mente pensa?

Uno scopo della mente è quello di analizzare l’ambiente esterno e verificare la discrepanza fra come dovrebbe essere e come è nella realtà.

Quando la discrepanza è evidente si attiva il “doing mode” che serve per ridurre tale discrepanza, in modo da rendere le cose come le vorremmo.

Il doing mode ripara ciò che riteniamo sbagliato.

Allo stesso modo la mente agisce su sé stessa e sull’ambiente interno.

Perciò non riusciamo a lasciar andare i pensieri perché siamo sempre spinti compulsivamente all’azione.

Quale azione?

Quella di correggere ciò che riteniamo “sbagliato” dentro di noi, in base ad un sistema predefinito di preferenze.

Il sistema di preferenze (mi piace/non mi piace; è giusto/ è sbagliato) riguarda le nostre aspettative e ci abitua a trovare ciò che non va bene e ripararlo.

Questo può andare bene per l’ambiente esterno, ma attuato verso il nostro ambiente interno genera il rimuginio.

“La durata normale di un pensiero è 3 minuti,

tutto il resto è un’esagerazione”

(Lama tibetano)

Vuol dire che un pensiero nasce, si manifesta e va via; quando rimane e innesca il rimuginio è perché si è attivato il nostro sistema di preferenze che sta dicendo che così non va bene e tenta di eliminare quel pensiero o sensazione o emozione disturbante.

Di questo sistema di preferenze nemmeno ci rendiamo conto, perché collegato a pensieri sottili (assunti, aspettative) che solo con una piena consapevolezza riescono ad emergere.

Come si fa a prendere consapevolezza dei pensieri sottili che stanno alla base del sistema di preferenze?

Stabilizzando la mente. Perché quando la mente è stabilizzata li fa emergere spontaneamente.

Un altro concetto importante espresso da Rob Nairn è quello di Osservatore.

Chiamiamo Osservatore quella attività della mente che cerca di modificare il contenuto dei suoi pensieri, con relative emozioni. Proprio come se fosse un osservatore esterno.

Ognuno di noi ha dentro di sé un osservatore che ha un certo atteggiamento di base: critico, sfiduciato, giudicante, svalutante ecc…  Il modo in cui questo osservatore è determina il modo in cui noi ci viviamo e il modo in cui ci presentiamo al mondo.

L’osservatore ha delle idee fisse, preconcette su come dobbiamo essere per essere amati, apprezzati ecc. (Aspettative)

Per es: “se voglio essere amato dagli altri devo essere perfetto”

Questo crea uno sbilanciamento perché ogni stimolo che non è un’approvazione chiara diventa una disapprovazione.

Inoltre l’osservatore avrà aspettative irrealistiche e questo condurrà ad una sensazione costante di imperfezione e fallimento. L’osservatore penserà che il flusso di pensieri e le emozioni che sorgono spontaneamente devono essere cambiati. Ma il flusso di pensieri è autonomo e involontario e l’osservatore non ha nessuna capacità di regolarlo.

La mente stabilizzata spontaneamente rivela ciò che c’è in profondità; e quando l’osservatore impara a non interagire con il flusso emergente, allora avverrà il cambiamento.

Quindim tutto quello che si può fare per affrontare la sofferenza è:

  1. Accettare che ci sono pensieri e stati d’animo che non ci piacciono e che non si possono cambiare;

  2. Possiamo cambiare l’atteggiamento dell’osservatore verso il contenuto dei pensieri.

Lo Scopo di un training in mindfulness è infatti quello di:

  1. Allenare l’osservatore ad accettare il contenuto dei pensieri

  2. Allenare l’osservatore ad accettare se stesso così com’è

 
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